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Parco nazionale del Gran Paradiso

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Pubblicato da Piero Avolio il 9 maggio 2013 Non ci sono commenti

Alla fine del Settecento nelle impervie vallate valdostane del Gran Paradiso sopravvivevano gli ultimi esemplari di stambecco.

Parco nazionale del Gran Paradiso


In tutta l’area del Gran Paradiso e ampiamente sostenute da Giuseppe Zumstein, un illuminato forestale di Gressoney, nel 1821 vennero promulgate le famose Regie Patenti, disposizioni reali con le quali il cavaliere Thaon di Revel, conte di Pralungo e luogotenente generale di sua Maesta nei regi stati sabaudi, vietava “in qualsivoglia parte e de’ regii dominii la caccia degli stambecchi”. Quindici anni dopo le montagne di divennero riserva dei Savoia. Le battute di Vittorio Emanuele II, il re cacciatore, sono rimaste celebri. Nel castello di Sarre, presso l’imbocco della valle di Cogne, le sale sono decorate con bizzarri motivi formati dall’alternarsi di corna di stambecco e camoscio.

Nel 1920 la riserva passò al demanio dello Stato e nel 1922 nacque il Parco Nazionale del Gran Paradiso, il primo parco nazionale italiano che comprendeva sul versante valdostano, oltre alla valle di Cogne, quella di e la Valsavarenche e, sul versante piemontese, la lunga valle dell’orco o di Locana, nota come la valle di Ceresole Reale, e la laterale val Soana.

Dopo 80 anni di vita il bilancio del parco, esteso oggi su oltre 70 mila ettari, e più che positivo: non solo ha salvato lo stambecco da sicura estinzione, ma ha protetto tutta la fauna alpina, tanto che oggi dispone di uno straordinario patrimonio faunistico consistente di oltre 8600 camosci, 2500 stambecchi, cui vanno aggiunte marmotte, aquile reali, ermellini. Recentemente é ricomparso l’avvoltoio degli agnelli, o gipeto, e si é tentata la reintroduzione della lince. La sorveglianza é affidata al glorioso corpo delle guardie del parco, che dispone di una serie di piccoli edifici in quota per le osservazioni faunistiche. All’interno dell’area protetta vi é una rete di sentieri e di mulattiere di quasi cinquecento chilometri, che ricalcano le antiche strade reali di caccia.

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