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Excalibur: la vera “spada nella roccia” è in Toscana!

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Pubblicato da Piero Avolio il 3 febbraio 2013 Non ci sono commenti


Tutti conosciamo la leggenda di Re Artù, i Cavalieri della Tavola Rotonda, il Mago Merlino e la Spada nella Roccia.

E’ una storia che da sempre affascina i bambini, con i tanti personaggi e le storie che ruotano intorno al Re, nato, secondo la leggenda, grazie ad un incantesimo del Mago Merlino. Sappiamo anche che Artù diventò Re di Britannia, dopo essere riuscito a estrarre una spada conficcata in una roccia che mai nessuno era riuscito a tirare fuori, la famosa Spada nella Roccia.
Ebbene, la leggenda della spada nella roccia ambientata in Inghilterra è forse una storia vera proprio nella nostra Italia.

A circa trenta chilometri da Siena, in Toscana, in un comune chiamato , immersa in un bosco e in una natura che richiama in modo suggestivo un’atmosfera celtica, si trova un’abbazia circestense in rovina, senza tetto e con un pavimento d’erba: l’Abbazia di San Galgano; vicino, vi è una piccola chiesa chiamata Rotonda di Montesiepi, che custodisce una vera spada conficcata nella roccia. Esami metallografici hanno confermato l’autenticità della spada quale arma antecedente al XII secolo. Ma come è finita in quella piccola e sperduta chiesetta, l’Excalibur italiana?

Nel 1148 a Chiusdino nasce un certo Galgano Guidotti, che da grande diventa un cavaliere, e conduce una vita libertina e dissoluta.
Un giorno del 1180, Galgano, dopo avere avuto una visione di San Michele, si converte e decide di dedicare la sua vita a Dio vivendo come un eremita. Impugnata la sua spada, la conficca in una roccia, in modo che l’elsa si erga come una croce, davanti alla quale Galgano prega.
Appena un anno dopo, Galgano muore di stenti; viene proclamato Santo nel 1185 da papa Urbano III.

Potrebbe la spada di Galgano avere ispirato la storia di Re Artù? Uno dei cavalieri della Tavola Rotonda, guarda caso, si chiamava Galvano, un nome che si differisce per una sola lettera dal Galgano. Inoltre, il ciclo Arturiano si svolge alla fine del XII secolo, proprio gli anni appena successivi alla morte del santo senese.

E le coincidenze continuano in uno dei sogni fatti da Galgano, in cui egli incontrò Gesù e i dodici Apostoli seduti intorno ad una tavola rotonda e vide il Santo Graal.


Pare che la struttura sia particolarmente legata ai templari tanto che alcuni sostengono che possa essere uno degli ipotetici nascondigli del Graal. Sotto il pavimento della chiesa esiste una camera vuota a cui nessuno è mai riuscito ad accedere, perché gli scavi per portarla alla luce non sono mai stati autorizzati. Cosa ci sia in quella camera rimane un mistero.

Forse è il paesaggio, che sembra uscito dalle antiche leggende di cavalieri medievali, a creare questa suggestione, quell’atmosfera di magia e leggenda che si respira a San Galgano.
Tuttavia, la spada è ancora oggi conficcata nella roccia, a testimoniare che se re Artù, Excalibur e il Mago Merlino erano solo leggenda, qui a Chiusdino, la leggenda potrebbe essere realtà.

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