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A spasso tra i sentieri dei Monti Pisani

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Pubblicato da Piero Avolio il 5 novembre 2013 Non ci sono commenti

Un percorso escursionistico tra i sentieri dei Monti Pisani, la valle dell’Arno e quella del Serchio, dove s’innalza un gruppo montuoso che si estende da Bientina, a sud, fino a Ripafratto, a nord, incluso entro un anello di strade pedemontane.

Monti PisaniUn tratto montuoso costituito dai Monti Pisani, normalmente chiamati anche “Monte Pisano” – quello citato da Dante come il “monte per che i Pisan veder lucca non panno”. Dalla lunga dorsale emergono la cima del Faeto, di Santallago, della Verruca e del Serra. Le vette non raggiungono mai i mille metri, sfiorati solo dal Serra con 917. Ai sentieri si alternano pareti di rocce verticali, usate dagli alpinisti per fare le arrampicate. Il monte è ricco di buche e di grotte dove spesso sono stati trovati reperti attestanti la presenza di una vita risalente a migliaia di anni fa; inoltre, rovine di eremi, oratori, chiese, anche se ridotti a ruderi, rivelano la presenza di un’intensa vita spirituale fin dai tempi più antichi.


Chi percorre la strada lungo monte pisano, sulla destra dell’Arno, è colpito dagli aspetti discontinui del paesaggio: l’occhio può spaziare da una parte sulla vasta pianura coltivata, aperta verso il mare, e dall’altra alzarsi verso i fianchi del monte, vario, ondulato, ricco di ulivi, disseminato di chiese romaniche, di ville nobiliari del Sei e Settecento e di case coloniche che emergono dal verde come chiare pennellate di colore. Per la particolare conformazione del suolo, in alcune zone si manifestano fenomeni di natura endogena, come in San Giuliano Terme, sorto vicino all’antico condotto di Caldaccoli, noto fin dall’epoca romana (Calidae aquae), e sede nell’Ottocento di uno stabilimento termale. Il vicino paese di Uliveto Terme ha un grande parco con impianti termali e le sue sorgenti sono famose per le caratteristiche dell’acqua che al paese deve il proprio nome.

La zona calcesana è caratterizzata dall’ampio complesso della Certosa di , situata presso l’abitato di Calci, dove scorrono vari e limpidi torrenti usati una volta per attivare i mulini. Qui, da quando i monaci certosini si sono ritirati nella sede della Farneta, la Certosa e suoi annessi è stata destinata a sede dell’universitario Museo di storia naturale e del territorio, d’interesse internazionale, mentre una parte del nucleo centrale, l’antico convento, è stata aperta al pubblico come museo.

Procedendo verso sud si notano a Caprona la romanica chiesa di S. Giulia e la torre Upezzinghi che si eleva su una parete verticale, ricordata da Dante: “così vid’io li fanti ch’uscivan patteggiati da Caprona” dopo la sconfitta subita dai pisani nel 1289 a seguito di un’azione di guerra contro i trentini e i loro alleati lucchesi. Particolarmente interessante è la Verruca, di 537 metri, con i resti della badia di S. Michele Arcangelo. Simile, ma non uguale, l’ambiente dal versante lucchese: ampie vallate e fitti boschi di castagni e faggi, pochi i paesi, tra i quali le sparse frazioni del Comune di Capannori, basi di partenza per i vari sentieri di collegamento tra i versanti del Monte Pisano.

Una bella carta in scala l :25.000, realizzata qualche anno fa dall’Amministrazione provinciale e dal CAI di Pisa, permette di conoscere nel dettaglio e di percorrere questi sentieri attraverso itinerari escursionistici appositamente predisposti.

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